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Diego Lazzarich, “Foibe, una targa per non dimenticare”, Repubblica Napoli, 10 febbraio 2016, pp. I e VIII.

(reperibile on line: p. I e p. VIII)

Dopo tanta fatica, è finalmente online la seconda parte del numero doppio monografico intitolato “Per una mappa di concetti, pratiche e pensatori politici. Il numero 4 (2/2015) è curato da Cristina Cassina, Michele Filippini e dal sottoscritto e ospita gli articoli di:
Gianfranco Borrelli, Sandro Busso, Filippo Marchesi, Antonio Masala, Paola Persano e Giovanni Ruocco.

Per leggere la rivista clicca qui.

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Dall’Introduzione del n. 3 (1/2015) di Politics. Rivista di Studi Politici:

Nonostante la molteplicità di avvenimenti, gli anni ’80 e ’90 appaiono, ancora oggi, privi di un’adeguata analisi storiografica in grado di analizzare in modo pieno e organico, e non semplicemente settoriale, i due decenni nella loro specificità. […]

Perché è mancata e manca un’interrogazione sistematica e organica su quel ventennio, un’interrogazione che porti con sé i caratteri dell’urgenza? […]

La sensazione è che questi interrogativi forti sugli anni ’80 e ’90 non ci siano perché, a differenza di quanto accaduto per gli anni ’60 e ’70, non c’è un soggetto interrogante ‘formato’, ‘aggregato’, consapevole della propria condizione storica e, quindi, capace di affermare autonomamente un proprio discorso; un soggetto in grado di prendere parola per interrogarsi con pienezza su quali siano i percorsi che lo hanno condotto alla maturità.

Se cerchiamo un soggetto che possa guardare agli anni ’80 e ’90 per comprendere il proprio percorso a partire dalle attuali coordinate spazio-temporali, allora l’identikit di questo soggetto si sovrappone anagraficamente a quello di una generazione ben precisa, vale a dire quella che lo scrittore Douglas Coupland ha così brillantemente definito con un semplice, enigmatico e sfuggente aggettivo: «X» […]

La Generazione X, insomma, sarebbe una generazione per certi versi ‘invisibile’, priva di un’identità sociale e culturale definita e costantemente esposta al rischio di subalternità rispetto alla precedente.

Se effettivamente l’interrogante a cui si allude fosse identificabile con questa generazione, è facilmente comprensibile quanto sarebbe difficile far emergere da questo humus un soggetto autonomo e situato spazio-temporalmente, quindi capace di gettare uno sguardo indietro nel tempo per ritrovare il ‘proprio’ passato per comprendere il ‘proprio’ presente. All’interno di quest’ipotesi, il deficit storiografico di cui soffrono gli anni ’80 e ’90 sarebbe il sintomo della marginalità di questo ventennio per il soggetto interrogante attualmente egemone. Ciò spiegherebbe, per esempio, perché gli anni ’80 e ’90 sono meno indagati rispetto agli anni ’60 e ’70: non perché meno importanti – com’è ovvio – ma semplicemente perché meno significativi e urgenti per i soggetti cresciuti e formatisi in quel ventennio, quindi per gli studiosi riconducibili alla generazione dei Baby boomers.

Continua a leggere l’introduzione gratuitamente…

 

E’ online il nuovo call for papers per raccogliere articoli per il numero 5 (1/2016) di Politics. Rivista di Studi Politici dedicato al tema “Mediterraneo in polvere“.

Il numero 5 (1/2016) sarà curato da Marta Cariello e Iain Chambers.

Per consultare il call for papers clicca qui.

E’ online il nuovo numero (3, 1/2015) di Politics. Rivista di Studi Politici intitolato “80s & 90s. Per una mappa di concetti, pratiche e pensatori politici”.

Il numero è curato da: Cristina Cassina, Michele Filippini e Diego Lazzarich.

Consultabile online gratuitamente qui

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Copertina del n. 3 (1/2015) di “Politics. Rivista di Studi Politici” intitolato “80s & 90s. Per una mappa di concetti, pratiche e pensatori politici”

Un mio articolo intitolato “Per non dimenticare l’esodo del 1947” pubblicato il 21/10/2014 su Repubblica – Napoli (pp. I e X).

Link versione online, p. I e p. X.

 

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È da oggi disponibile online il numero 1 di Politics. Rivista di Studi Politici intitolato “Innovare la politica”.
Politics è una rivista scientifica scientifica semestrale (online con accesso libero, double blind peer-review) diretta da me e dal collega Alessandro Arienzo.

http://rivistapolitics.wordpress.com/numeri/numero-12014-innovare-la-politica/

Pubblicato oggi su Linkabile.it una mia riflessione sul conflitto in Gaza intitolata “La (non) guerra di Gaza e la democratica ‘logica del genocidio'”

http://www.linkabile.it/la-non-guerra-di-gaza-e-la-democratica-logica-del-genocidio/

Il risultato delle elezioni europee e i nuovi scenari politici. Le primarie, Berlusconi e la sintesi delle differenze, la provocazione di Grillo

L’intervista di Maria Beatrice Crisci pubblicata sulla rivista Link.

Link all’articolo: http://www.linkabile.it/le-primarie-sono-state-uno-strumento-importante-anche-se-eccentrico/

Recensione del libro “Selling war”

International Journal of Communication 8 (2014), Book Review 157–160.

Josef Seethaler, Matthias Karmasin, Gabriele Melischek, and Romy Wöhlert (Eds.), Selling War: The Role of the Mass Media in Hostile Conflicts from World War I to the “War to Terror,” Chicago: Intellect Ltd., University of Chicago Press, 2013, 367 pp., $35.50 (paperback).
Reviewed by Congying Chen (University of Southern California)

 

Selling War assembles articles that focus on the relationship between war and media to highlight that the tone, point of view, and medium used by reporters all impact the public’s perception of  wars. For example, articles published by national news agencies evoke different public reactions than diaries of soldiers posted on social media platforms. The authors argue that the role of mass media will continue to change as the media environment and technology evolve. […]

Moving forward, Diego Lazzarich observes the wars of the 20th century, focusing on war discourse. The rhetorical tone of war in public talks shifted during this time. In the early 20th century, nations used war to evoke citizens’ patriotism and desire for heroism. At the end of the 20th century, especially after two devastating World Wars, media reversed itself and tried to depict war as a neutral event or even as a positive transition for a country suffering from a tyrannous dictatorship. For example, during the 1991 Gulf War, George Lakoff notes “the use of language that constantly underlined and affirmed the cold neutrality of military operations” (p. 48), and Lazzarich points out that “a new concept of war was thus born that would also be used in subsequent wars, which were legitimized as operations with the beneficial aim of exporting democracy” (p. 48).