Venerdì 17/6/2016, h. 9,30
Seminario di Studi su: “Stato Multiculturale e questione linguistica”
Venerdì 17/6/2016, h. 9,30
Seminario di Studi su: “Stato Multiculturale e questione linguistica”
Mercoledì 11 maggio, dalle ore 11:00 alle ore 14:00, presso l’aula 3.1 di Palazzo Giusso.
La democrazia è a un bivio e una lunga notte è calata su di essa. La crisi sociale ed economica che sta attraversando la società contemporanea ci offre l’immagine di una frattura netta che irrompe nel sistema politico della rappresentanza, stravolge il senso della democrazia, disperde ogni punto di riferimento e si impone come forza distruttrice e creativa al tempo stesso: è a partire da queste contraddizioni reali legate a problematiche vecchie e nuove, accentuate dai processi globali in atto, che si costruisce quel laboratorio delle possibilità frutto di ogni alternativa che si sviluppi dentro e contro un sistema socio-economico che ha esaurito ogni sua funzione storica e sociale.
In una società schiacciata da diseguaglianze, impoverimento, sfruttamento, precarietà e disoccupazione cade l’idea della democrazia liberale come mito del benessere. Le istituzioni hanno smesso di rappresentare i cittadini facendo pesare su di essi il costo del risanamento finanziario quale pretesto per infliggere un duro colpo a diritti sociali e welfare: lavoro, sanità e istruzione vengono sacrificati sull’altare di continui tagli, leggi finanziarie, vincoli economici e pareggi di bilancio che stanno impoverendo sempre di più l’economia reale per spostare risorse e capitali sui mercati finanziari.
L’austerità ha indebolito la democrazia sostituendola con una nuova forma di potere capitalistico autoritario, dall’assetto innovativo, dalle forme mutevoli e post-moderne al punto da essere identificato come ”finanzcapitalismo”. Un duro colpo hanno subìto anche le organizzazioni politiche di massa, sindacati dei lavoratori e corpi intermedi che hanno visto perdere il proprio consenso tra gli strati sociali medio-bassi della popolazione, orfani di rappresentanza politico-sindacale, colpevole un’errata lettura della crisi economica, fino a diventare forze residuali con un limitato potere di contrattazione politica e sindacale difronte a un’oligarchia tecnocratica e finanziaria che gestisce il potere e detiene il capitale su scala globale.
La partita è chiusa? Certo che no! E’ stata proprio la gestione capitalistica della crisi a far scattare la molla del conflitto sociale ridefinendo il campo della partecipazione collettiva e della democrazia radicale per chiedere più diritti e maggiori tutele sociali: la nuova soggettività che sta nascendo ha attraversato con consapevolezza le piazze di mezzo mondo ed ha messo in atto una vera e propria disobbedienza civile. Questa socialità resistente messa in atto dai movimenti anti-austerity, da Occupy Wall St. al Movimiento 15M passando per la Nuit Debout, avrà vinto la propria battaglia, che è la battaglia di ogni cittadino, se si trasformerà da soggettività sociale destituente a forza politica costituente capace di superare la dicotomia tra sociale e politico e riscrivere dal basso le regole di una nuova democrazia affinché la notte possa far posto alla luce del cambiamento.
Interverranno:
Emma Imparato – docente di Diritto Pubblico
Cappelli Ottorino – docente di Scienza Politica
Diego Lazzarich – docente di Storia delle Dottrine Politiche
Sergio Mantile – sociologo e ricercatore presso il CNR
Modera:
Giuseppe Cerreto – Link Coordinamento Universitario
Al minuto 9,10 del TGR Campania del 10/2/2016, h. 14, il servizio sull’inaugurazione della targa in ricordo delle vittime delle foibe e in ricordo degli esuli della Venezia-Giulia e Dalmazia.
Alcune foto della cerimonia di scoprimento della targa dedicata alle vittime delle foibe e agli esuli della Venezia-Giulia e Dalmazia.
Servizio della Web-Tv del Comune di Napoli sul “Giorno del ricordo” nel Bosco di Capodimonte, dove si è scoperta una targa che ricorda le vittime delle foibe e gli esuli della Venezia-Giulia e Dalmazia.
Mercoledì, 10 febbraio 2016, ore 10
La S.V. è invitata alla cerimonia di scoprimento di una targa in occasione del “Giorno del Ricordo” in memoria delle vittime delle Foibe e dell’esodo giuliano-dalmata che trovarono ospitalità nel “centro raccolta profughi di Capodimonte”.
Bosco di Capodimonte, ingresso Porta Miano.

Dopo tanta fatica, è finalmente online la seconda parte del numero doppio monografico intitolato “Per una mappa di concetti, pratiche e pensatori politici“. Il numero 4 (2/2015) è curato da Cristina Cassina, Michele Filippini e dal sottoscritto e ospita gli articoli di:
Gianfranco Borrelli, Sandro Busso, Filippo Marchesi, Antonio Masala, Paola Persano e Giovanni Ruocco.
Per leggere la rivista clicca qui.

Dall’Introduzione del n. 3 (1/2015) di Politics. Rivista di Studi Politici:
Nonostante la molteplicità di avvenimenti, gli anni ’80 e ’90 appaiono, ancora oggi, privi di un’adeguata analisi storiografica in grado di analizzare in modo pieno e organico, e non semplicemente settoriale, i due decenni nella loro specificità. […]
Perché è mancata e manca un’interrogazione sistematica e organica su quel ventennio, un’interrogazione che porti con sé i caratteri dell’urgenza? […]
La sensazione è che questi interrogativi forti sugli anni ’80 e ’90 non ci siano perché, a differenza di quanto accaduto per gli anni ’60 e ’70, non c’è un soggetto interrogante ‘formato’, ‘aggregato’, consapevole della propria condizione storica e, quindi, capace di affermare autonomamente un proprio discorso; un soggetto in grado di prendere parola per interrogarsi con pienezza su quali siano i percorsi che lo hanno condotto alla maturità.
Se cerchiamo un soggetto che possa guardare agli anni ’80 e ’90 per comprendere il proprio percorso a partire dalle attuali coordinate spazio-temporali, allora l’identikit di questo soggetto si sovrappone anagraficamente a quello di una generazione ben precisa, vale a dire quella che lo scrittore Douglas Coupland ha così brillantemente definito con un semplice, enigmatico e sfuggente aggettivo: «X» […]
La Generazione X, insomma, sarebbe una generazione per certi versi ‘invisibile’, priva di un’identità sociale e culturale definita e costantemente esposta al rischio di subalternità rispetto alla precedente.
Se effettivamente l’interrogante a cui si allude fosse identificabile con questa generazione, è facilmente comprensibile quanto sarebbe difficile far emergere da questo humus un soggetto autonomo e situato spazio-temporalmente, quindi capace di gettare uno sguardo indietro nel tempo per ritrovare il ‘proprio’ passato per comprendere il ‘proprio’ presente. All’interno di quest’ipotesi, il deficit storiografico di cui soffrono gli anni ’80 e ’90 sarebbe il sintomo della marginalità di questo ventennio per il soggetto interrogante attualmente egemone. Ciò spiegherebbe, per esempio, perché gli anni ’80 e ’90 sono meno indagati rispetto agli anni ’60 e ’70: non perché meno importanti – com’è ovvio – ma semplicemente perché meno significativi e urgenti per i soggetti cresciuti e formatisi in quel ventennio, quindi per gli studiosi riconducibili alla generazione dei Baby boomers.
Continua a leggere l’introduzione gratuitamente…
E’ online il nuovo call for papers per raccogliere articoli per il numero 5 (1/2016) di Politics. Rivista di Studi Politici dedicato al tema “Mediterraneo in polvere“.
Il numero 5 (1/2016) sarà curato da Marta Cariello e Iain Chambers.